Numero legale mancato: salta la prima seduta del Consiglio metropolitano sulle tariffe Amt

I nove consiglieri di centrodestra lasciano l’aula e fanno mancare il quorum: la maggioranza (centrosinistra) e la sindaca Silvia Salis non raggiungono i dieci eletti necessari perché la prima cittadina, componente di diritto, non entra nel conteggio. L’opposizione denuncia un iter «imposto senza confronto e senza commissione». La Coalizione Progressista replica: «Scelte necessarie per salvare AMT, chi ha governato otto anni ora fugge dalle responsabilità»

La prima seduta del Consiglio metropolitano di Genova si è chiusa anticipatamente per mancanza del numero legale. All’ordine del giorno era prevista la presa d’atto della nuova politica tariffaria di AMT: l’uscita dall’aula dei nove consiglieri di centrodestra ha abbassato i presenti sotto la soglia minima, poiché i nove dell’alleanza centrosinistra–Movimento 5 Stelle più la sindaca metropolitana Silvia Salis non bastano al quorum di dieci consiglieri eletti (la sindaca, componente di diritto, non è computabile).

Che cosa è successo
Il punto sulle tariffe è arrivato in aula come presa d’atto della proposta della società partecipata. A quel passaggio i gruppi di centrodestra hanno annunciato l’abbandono dei lavori, facendo saltare la seduta e rinviando la pratica.
Le posizioni del centrodestra
Per Carlo Gandolfo (Fratelli d’Italia) il provvedimento è stato portato “a cose già fatte”, con decisioni anticipate ai media e senza il passaggio in commissione: una “sanatoria ora per allora” che avrebbe escluso il confronto con i territori in una fase di disservizi diffusi.
Sulla stessa linea Alessandra Bianchi (capogruppo FdI in Comune), secondo cui la maggioranza avrebbe adottato un metodo “autocratico”, delegittimando il ruolo dei consiglieri; l’uscita dall’aula è stata definita una protesta istituzionale per tutelare i rappresentanti delle comunità.
Si aggiunge la critica di Mario Mascia (Segretario di Forza Italia Grande Città di Genova): «Come in Comune, anche in Città Metropolitana le sinistre propinano un modello fallimentare di “democrazia ricognitiva” anziché partecipativa: scelte prese altrove, poi sottoposte alla mera presa d’atto dei consessi elettivi». Da qui, per Mascia, la legittimità di “gesti estremi di dissenso” come l’abbandono dell’aula quando arrivano atti “ricognitivi” su decisioni non condivise con i territori.
Nel merito interviene anche Fabrizio Podestà, consigliere metropolitano: «Con rammarico abbiamo lasciato l’aula sulla presa d’atto della revisione tariffaria AMT: così si svilisce l’Ente e il ruolo del Consiglio. La richiesta arriva a cose già fatte, comunicata giorni fa alla stampa, senza coinvolgere i territori che già soffrono per la mancata o parziale erogazione del servizio».
La replica della Coalizione Progressista
Per la Coalizione Progressista la giornata segna una “brutta pagina” per la Città Metropolitana, imputata a chi «ha gestito AMT negli ultimi otto anni». La maggioranza parla di intervento indifferibile per la tenuta economica dell’azienda: «Decisioni impopolari ma necessarie. Alzarsi e andarsene significa fuggire dalle responsabilità: se si dissente, si voti contro o ci si astenga, non si blocchi l’aula».
Regole, numeri e prossimi passaggi
Il caso ha riportato l’attenzione su una specificità regolamentare: il numero legale è calcolato sui consiglieri eletti, escludendo la/il sindaca/o metropolitano. Con l’uscita dei nove di opposizione, i presenti sono scesi sotto 10, valore soglia. La pratica tornerà nelle prossime convocazioni: il centrodestra chiede passaggi in commissione e un confronto vero; la maggioranza punta a chiudere rapidamente la manovra tariffaria per evitare ritardi sull’iter.
Un banco di prova politico
Oltre alla delibera, è il metodo a dividere: la maggioranza rivendica di aver trovato una situazione più fragile rispetto al racconto della scorsa campagna elettorale e dice di volerla raddrizzare con scelte dure; l’opposizione denuncia un’impostazione “a colpi di schieramento” e senza partecipazione. Le tariffe AMT diventano così il primo stress test della nuova consiliatura metropolitana, tra esigenze di trasparenza, coinvolgimento dei territori e sostenibilità del servizio pubblico per utenti e lavoratori.
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